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7 Ottobre 2026In Competition, Preparatore atletico9 Minuti
Nell'agosto 2024 Massimiliano Montemagno non correva da anni. Il 18 settembre 2026 ha tagliato il traguardo del TOR100 a Courmayeur dopo 33 ore e 40 minuti di gara. Questo articolo racconta cosa c'è stato in mezzo.

Nell’agosto 2024 Massimiliano Montemagno non correva da anni. Il 18 settembre 2026 ha tagliato il traguardo del TOR100 a Courmayeur dopo 33 ore e 40 minuti di gara. Questo articolo racconta cosa c’è stato in mezzo.

Il punto di partenza

Massimiliano non partiva da zero come sportivo: partiva da zero come corridore. Alle spalle ha anni di montagna e di sport, dall’alpinismo all’arrampicata, ma la corsa mancava da tempo. Nei due anni precedenti si era rimesso in movimento con bici e camminate.

Il trail lo ha scoperto in vacanza in Valle d’Aosta nel 2023, pensando che per lui fosse troppo tardi. Classe 1971, l’anno dopo ha deciso di provarci e ha cercato un allenatore sul territorio.

La ragione la spiega lui: «Mi rendevo conto che per affrontare distanze e dislivelli importanti non bastava mettere chilometri nelle gambe. Rischiavo infortuni per il sovraccarico e non avevo una reale consapevolezza di come gestire i ritmi».

È un punto di partenza preciso, e conta per leggere correttamente tutto il resto: abitudine alla fatica e alla montagna già presenti, struttura e tessuti da corridore tutti da costruire.

Il primo anno: undici mesi senza pettorale

Tra il primo allenamento, nell’agosto 2024, e la prima gara sono passati undici mesi. È la scelta che regge tutto il percorso: prima la base, poi le gare.

L’inverno è stato in buona parte su tapis roulant, in palestra. In primavera il lavoro si è spostato fuori, perché il tapis roulant non è la strada e non è il sentiero. Accanto alla corsa: forza, lavoro sul core e settimane di scarico programmate.

Il primo mese ha portato anche un chiarimento. Massimiliano aveva saltato alcune sedute e ne abbiamo parlato apertamente: ci si può allenare per stare bene, oppure per arrivare a un obiettivo, e le due cose chiedono una costanza diversa. Da allora gli allenamenti saltati sono stati pochissimi.

Un episodio lo racconta meglio di ogni principio. Un fine settimana d’inverno, dopo quattro ore di sci, mi scrisse che non sarebbe uscito a correre. La risposta fu che sci, nuoto e bici vanno benissimo, ma non sostituiscono la corsa: sono stimoli diversi.

In più di due anni, riferisce lui, nessun infortunio: solo due stop di pochi giorni.

Le tappe

Sei gare in quattordici mesi, più un fuori programma, con distanza e dislivello in crescita graduale. Nessuna gara è stata un salto nel vuoto rispetto alla precedente.

genova trail

Data Appuntamento Distanza Dislivello positivo Tempo
12 luglio 2025 Gran Trail Courmayeur 30k 30 km 2.000 m 6h28’56”
26 luglio 2025 Trail La Thuile 25k 25 km 1.500 m 5h53’26”
13 settembre 2025 Trail delle Due Aquile 21k 21 km 950 m 3h12’12”
3 maggio 2026 Genova Trail Marathon 46 km 2.700 m 8h27’41”
11 luglio 2026 Gran Trail Courmayeur 55k 55 km 3.500 m 10h58’11”
31 luglio – 1 agosto 2026 Due giorni consecutivi fuori programma (allenamento) circa 90 km 5.371 m –
16–18 settembre 2026 TOR100 Cervino-Monte Bianco 100 km 8.000 m 33h40’45”

La prima stagione è servita a imparare a gareggiare su distanze contenute. La seconda ha aggiunto la durata: prima otto ore, poi undici, infine più di trenta.

la thuile trail

L’imprevisto: un carico fuori programma a sei settimane dalla gara

Sei settimane prima del TOR100, e tre settimane dopo la GTC55, è successo ciò che nessun programma prevede. Di sua iniziativa, per partecipare ad un evento e senza che lo avessimo programmato prima, Massimiliano ha percorso in due giorni consecutivi circa 90 km con oltre 5.300 metri di dislivello.

Va detto con chiarezza: un carico di questa entità, in quel momento, poteva compromettere due anni di lavoro. In quelle settimane il programma prevedeva altro: assorbire la gara di luglio e costruire l’ultimo blocco specifico. Due giorni così spostano tutti i riferimenti, dalla fatica residua al rischio di infortunio, fino ai tempi di recupero.

A quel punto il piano originale non era più utilizzabile. L’ho riscritto da capo, seduta per seduta, partendo dai dati reali di quei due giorni. E l’ho aggiornato con costanza certosina allenamento dopo allenamento; un lavoro enorme, di dettaglio. Ma era una sfida e a me piacciono le sfide.

L’obiettivo era uno solo: portarlo alla partenza di Breuil-Cervinia recuperato, non svuotato.

È andata bene, e quei due giorni gli hanno lasciato anche una fiducia che in gara è servita. Ma il risultato si è deciso nelle sei settimane successive, non in quell’uscita. La lezione per chi prepara un ultra è semplice: i carichi straordinari si decidono insieme, prima. Un programma regge un imprevisto solo se qualcuno lo ricostruisce attorno a quell’imprevisto.

La gara: da Breuil-Cervinia a Courmayeur

Partenza mercoledì 16 settembre alle 21, con circa 7 gradi. Arrivo venerdì 18 alle 6:40 del mattino, dopo due notti in gara: 33 ore, 40 minuti e 45 secondi. 198° assoluto, 49° di categoria.

La base vita di Oyace, al chilometro 44,6, è arrivata dopo 12 ore, con una sosta di 53 minuti. Da lì al traguardo sono servite quasi altre 21 ore, con la seconda notte tra il rifugio Frassati, il Bonatti e il Mont de la Saxe.

Le salite sono state gestite a intensità controllata, la stessa allenata per mesi nei lunghi. È la parte meno spettacolare della preparazione ed è quella che in una gara di questa durata conta di più.

Massimiliano ha preparato da sé, con grande cura, tutta la logistica: abbigliamento, alimentazione, studio del percorso. Sulla condizione fisica, invece, racconta di non essersi mai dovuto interrogare: «Herbert mi ha detto che potevo farlo e l’ho fatto. Lui lo ha preparato, io lo devo fare».

Non tutto è andato liscio, e fa parte del quadro: scarpe rivelatesi inadatte a questa durata, uno zaino troppo carico di scorte, braccia e spalle provate dall’uso prolungato dei bastoncini. Sono già i punti di lavoro per la prossima stagione.

Cosa dice questo caso, e cosa non dice

Dice che una progressione lunga, senza scorciatoie, può portare lontano chi ha costanza. Tre elementi hanno pesato più degli altri:

  • Undici mesi di base prima della prima gara. Il tempo più difficile da accettare e il più utile.
  • La corsa non si sostituisce. Le altre attività si aggiungono, non prendono il posto delle sedute.
  • Un piano che si riscrive. Quando un carico imprevisto ha cambiato le carte, il programma è stato ricostruito da capo.

Non dice che chiunque possa fare lo stesso negli stessi tempi. Massimiliano aveva alle spalle una lunga esperienza di montagna e di sport, e ha saltato pochissimi allenamenti in due anni. È un caso singolo, non una promessa.

A chi oggi è dove era lui due anni fa, Massimiliano dice: «Di non aver fretta e di affidarsi a un metodo. Le grandi distanze in montagna non si improvvisano».

Chi vuole capire come funzionano i percorsi di lungo periodo di Coach4Runners trova tutto nella pagina dedicata, cliccando QUI.

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