test atletici running

Valutazione e controllo – test atletici. Prendendo spunto da importanti testi del settore, vediamo le basi del controllo e della valutazione dell’allenamento, fondamentali per il preparatore atletico e per l’atleta.

Il processo di controllo e valutazione dell’allenamento ha lo scopo di determinare, in linea del tutto generale, la grandezza (o il grado) di una variabile in confronto ad un criterio standard. 

Questo può essere fatto mediante l’applicazione di due metodiche diverse: 

  • quantitativa: che rappresenta una misura oggettiva ottenuta attraverso l’impiego di strumentazioni meccaniche e/o elettroniche (ad esempio il sistema di fotocellule per la determinazione del tempo e, quindi, della velocità); 
  • qualitativa: che rappresenta una misura soggettiva ottenuta attraverso un giudizio od un’interpretazione umana (ad esempio il sistema di punteggi nella ginnastica artistica o ritmica). 

Questo processo di controllo e valutazione dell’allenamento si suddivide in 4 fasi: 

  • la prima fase riguarda l’identificazione e la definizione dell’oggetto della misura. Ad esempio, si pensi alla valutazione dell’altezza di un atleta; 
  • la seconda fase riguarda l’identificazione e la definizione del riferimento standard per confrontare l’altezza del nostro atleta e quindi prenderemo in considerazione il metro; 
  • la terza fase è la fase del confronto tra l’oggetto e il riferimento standard. E quindi, ad esempio, il nostro atleta sarà alto 1,75 metri 
  • la quarta fase è la fase della determinazione della relazione quantitativa tra l’oggetto e il riferimento standard. L’altezza del nostro ipotetico atleta sarà, quindi, 0,75 volte maggiore il metro. 

Tutto questo processo di controllo e valutazione è stato reso possibile perché abbiamo applicato un test di controllo e valutazione dell’altezza. Il test, quindi, altro non è che un protocollo di controllo e valutazione di diverse caratteristiche peculiari dell’atleta e della sua prestazione sportiva specifica: 

  • anatomiche;
  • fisiologiche;
  • biomeccaniche;
  • psicologiche e motivazionali;
  • capacità motorie e/o coordinative;
  • capacità prestative.

I criteri essenziali  

Sia il controllo che la valutazione funzionale dell’allenamento dovrebbero rispettare dei criteri di selezione che, a livello generale, vengono suddivisi in: 

  • criteri di scelta;
  • criteri d’esecuzione.

Nei criteri di scelta rientrano tutti quegli aspetti che devono essere presi in considerazione al fine di selezionare il test più accurato e adeguato in funzione di ciò che si vuole controllare o valutare, delle disponibilità logistiche e del periodo della stagione in cui viene somministrato il test. 

Questi criteri sono: 

  • standardizzazione;
  • finalità;
  • utilità;
  • clinimetria;
  • disponibilità logistiche e/o strumentali·
  • controllo longitudinale; ‘
  • tempi di esecuzione;
  • interazione con altri test;
  • interazione con il training;
  • sicurezza e responsabilità.

Nei criteri d’esecuzione rientrano, invece tutti quegli aspetti che devono essere considerati nel momento in cui si deve stabilire quando effettuare il test di controllo o di valutazione. E quindi: 

  • valutazione basale (ad esempio al fine di definire il livello prestativo di partenza); 
  • valutazione intermedia (ad esempio al fine di controllare longitudinalmente, e quindi durante la stagione agonistica, il livello prestativo); 
  • frequenza di somministrazione di un test. Questo è un indicatore assolutamente essenziale al fine di programmare il numero di test da somministrare in funzione di ciò che si intende controllare o valutare. Ad esempio, si potrebbe programmare un test tra la fine della preparazione generale e l’inizio della preparazione specifica; tra la fine della preparazione specifica e l’inizio del periodo agonistico; durante la fase del picco prestativo che è stato pianificato; al rientro da un infortunio o da una malattia. 

Inoltre, l’utilizzo di test sia da laboratorio sia da campo dovrebbe rispettare alcuni criteri che vengono definiti in un campo esterno alle scienze dello sport; ovvero la clinimetria (lmpellizzeri, Marcora, 2009). Essa è una disciplina medica finalizzata in maniera particolare allo sviluppo e alla validazione delle valutazioni in ambito clinico. Proprio questa sua caratteristica peculiare fa sì che anche il controllo e la valutazione in ambito sportivo dovrebbe seguirne le regole generali, otto punti essenziali che dovrebbero essere sempre tenuti in debita considerazione: 

  • il modello concettuale; 
  • la ripetibilità; 
  • la validità; 
  • la sensibilità ai cambiamenti indotti dall’allenamento; 
  • l’interpretabilità; 
  • la fattibilità; 
  • le forme alternative (ad esempio versioni brevi); 
  • gli adattamenti culturali. 

Vedremo di seguito alcuni di questi punti, forse i più importanti che devono essere sempre tenuti presenti. Secondo l’Australian Institute of Sport (AIS, 2013), vi sono diversi criteri che devono essere presi in considerazione quando si decide sia di selezionare sia di applicare un test. 

La rilevanza 

Al fine di ottenere dei risultati accurati dal test, è importante che l’atleta risponda in maniera positiva al test che verrà proposto. La comprensione da parte dell’atleta dell’importanza di quel determinato test nella sua disciplina sportiva specifica è quindi essenziale. Di conseguenza, il test stesso dovrebbe essere selezionato in accordo con il modello fisiologico e prestativo della disciplina sportiva specifica. Ad esempio, un maratoneta di alto livello è coinvolto in uno sforzo di resistenza prolungato per un periodo che va dalle due ore alle due ore e dieci minuti. La componente aerobica, sia nella sua sfera di resistenza sia di potenza, dovrebbe quindi essere testata. Inoltre, un test di valutazione dell’efficienza della corsa e quindi della spesa energetica, dovrebbe essere ulteriormente programmato. 

La specificità 

Ogni test dovrebbe mirare a controllare e valutare delle caratteristiche (anatomiche, fisiologiche, biomolecolari, biomeccaniche, psicologiche, tecniche e/o tattiche) che sono direttamente coinvolte nella disciplina sportiva specifica. Un test per la determinazione degli aspetti di forza, ad esempio, non solo dovrebbe essere orientato a valutare le espressioni di forza dei gruppi muscolari direttamente interessati nella disciplina sportiva specifica, ma dovrebbe anche valutare gli stessi movimenti e la velocità d’esecuzione. 

La praticità/fattibilità 

Il concetto di praticità è assolutamente importante in quanto ogni test dovrebbe essere eseguito in funzione del luogo e della disponibilità che la struttura ove si effettua il test mette a disposizione all’atleta; tenendo anche in considerazione le disponibilità dell’atleta stesso, come anche della durata e dei costi specifici. 

La validità 

Ogni test per essere considerato appropriato dovrebbe effettivamente misurare ciò per cui è stato ideato e identificato. Ovvero, il test deve essere valido. Se, ad esempio, dobbiamo valutare la resistenza aerobica in un maratoneta, allora avremo bisogno di un test che ci permetta di valutare questa componente e che quindi duri anche il tempo necessario per poter permettere al sistema aerobico dell’organismo di essere attivato. 

L’accuratezza 

Un test per essere considerato appropriato dovrebbe essere accurato quando viene comparato ad un metodo di criterio. Questo è il caso di quando si applicano, soprattutto per praticità, dei test indiretti (ad esempio quelli da campo); vi è la necessità di sapere che il test prescelto sia effettivamente accurato perché già confrontato precedentemente con un test simile, ma diretto. Ad esempio, se volessimo valutare la componente aerobica in alcuni nostri atleti, o svolgiamo un test diretto in laboratorio per la determinazione del massimo consumo d’ossigeno; altrimenti sappiamo che esistono diversi test da campo e indiretti (ad esempio, il test di Leger, il multistage fitness test) che possono essere utilizzati in quanto risultano essere effettivamente accurati nel controllare e valutare la componente aerobica. 

Il controllo di un test 

Una volta che un test è stato selezionato, seguendo le linee guide descritte in precedenza, esso dovrà essere condotto in maniera da poter raccogliere informazioni valide e utili in maniera accurata. A questo scopo, l’Australian lnstitute of Sport (AIS, 2013) identifica quattro aspetti fondamentali: 

  • la standardizzazione di un test; 
  • la precisione di un test; 
  • la ripetibilità di un test; 
  • l’interpretabilità di un test. 
La standardizzazione di un test 

Sia gli allenatori sia gli atleti dovrebbero essere consapevoli che i risultati ottenuti durante l’esecuzione di un test sono notevolmente influenzati dalle condizioni in cui il test stesso si svolge. Di conseguenza, per ridurre al minimo l’influenza negativa di queste variazioni sulla prestazione durante il test stesso è importante controllare (e quindi standardizzare) al meglio tutte le procedure prima, durante e dopo il test. Ad esempio, dovrebbe essere sempre applicato lo stesso tipo di riscaldamento, la stessa successione della sequenza dei test e stesso tempo di recupero tra di loro (se ne sono previsti diversi), temperature e umidità dovrebbero essere sempre simili, come anche l’orario in cui l’atleta svolge il test. 

Tutte queste procedure sono assolutamente importanti sia da considerare sia da controllare; altrimenti il rischio che ne deriverebbe è quello di ottenere dei risultati dai test che non rispecchiano il reale livello prestativo dell’atleta. Tutta questa standardizzazione è da prendere in considerazione anche quando si utilizzano degli strumenti elettronici e quindi, in presenza di essi, sarà assolutamente importante controllarli e calibrarli prima dell’inizio di ogni test. 

La precisione di un test 

Per qualsiasi tipo di test, quando è somministrato in più momenti, è assolutamente importante ottenere sempre lo stesso risultato (all’interno di un minimo range di variazione). La dimensione di questa sua variabilità ne indica la precisione. Quindi, sarebbe opportuno eseguire sempre dei test di cui si conosce anche il grado di affidabilità (in termini di precisione) e, quando e ove non possibile, controllare tutte le variabili che possono influire in maniera negativa sulla prestazione del test stesso. 

La ripetibilità di un test 

La ripetibilità di una misura (e quindi di un test) indica la consistenza nel tempo della misura stessa ed è la capacità di un test di fornire sempre lo stesso dato quando eseguito nel tempo e nelle medesime condizioni. Questo concetto non deve essere confuso con quello di precisione, in quanto la ripetibilità indica la capacità di un test di fornire sempre lo stesso dato sia nello stesso atleta (ripetibilità relativa) che in più atleti (ripetibilità assoluta). 

L’interpretabilità dei risultati 

Ogni test dovrebbe essere descritto e spiegato ad ogni atleta prima della sua esecuzione in modo da aver un atleta il più possibile motivato e coinvolto e, quindi, avere maggiori possibilità di ottenere da lui/lei un’ottima prestazione. Inoltre, i risultati del test dovrebbero essere resi disponibili all’allenatore ed all’atleta in tempi rapidissimi, in modo tale da permettere loro di analizzare in maniera critica cosa è stato fatto prima del test e, di conseguenza, avere una fotografia immediata del livello prestativo dell’atleta e poter così programmare in maniera più efficace ed efficiente il proseguo del processo di allenamento. 

Il ruolo centrale dell’allenatore nel controllo e nella valutazione dell’allenamento 

Abbiamo visto come l’utilizzo metodologicamente accurato di un test di controllo e valutazione dovrebbe rispecchiare determinati criteri essenziali. Inoltre, quest’operazione dovrebbe rispecchiare effettivamente sia il modello fisiologico sia quello prestativo sportivo specifico. 

Il modello fisiologico sportivo specifico non è altro che lo studio (e quindi la comprensione) di quelle che sono le richieste fisiologiche di una determinata disciplina sportiva. 

Il modello prestativo, invece, è lo studio dell’influenza che le richieste fisiologiche specifiche hanno sulla prestazione sportiva oggetto d’interesse. 

La conoscenza di questi due modelli è dovuta alla ricerca scientifica, che secondo procedure basate su evidenze (scientifiche appunto) determina sia le richieste fisiologiche che l’influenza di esse sulla prestazione sportiva specifica. Tuttavia, non per tutte le discipline sportive quanto in precedenza detto è valido. Sappiamo, ad esempio, che il modello fisiologico nelle discipline di resistenza (ad esempio la maratona) prevede il coinvolgimento di diversi fattori: 

  • massimo consumo d’ossigeno; 
  • frazione del massimo consumo d’ossigeno 
  • cui si può sostenere lo sforzo; 
  • soglia lattacida e/o ventilatoria; 
  • costo energetico della corsa. 

Queste variabili, inoltre, con diversi pesi, contribuiscono a determinare il livello prestativo specifico, discriminando quindi la prestazione sportiva. Tuttavia, vi sono altre discipline sportive (ad esempio lo sci alpino) in cui: 

  • il modello prestativo sembra essere poco congruo con il modello fisiologico;
  • sembrerebbe non esserci nessuna variabile fisiologica che meglio identifica e discrimina il livello prestativo nello sci;
  • inoltre, il continuo cambiamento nei materiali (e quindi lo sviluppo della tecnologia) potrebbe portare un continuo cambiamento di quello che è il profilo fisiologico e prestativo dello sciatore.

Di conseguenza, non si sa ancora quello (o quelli) che possono essere i fattori fisiologici che più influenzano la prestazione nello sci alpino. Ma, più in generale, non sempre si conoscono i fattori determinanti una prestazione sportiva specifica e quanto essi pesino. Di conseguenza, la selezione dei test che dovranno essere utilizzati per il controllo e la valutazione dell’allenamento non dovrà essere fatta solo in base alle conoscenze scientifiche del modello fisiologico e prestativo della disciplina sportiva specifica, ma anche, e in taluni casi soprattutto, a quelle che sono le esperienze e le osservazioni personali dell’allenatore. 

Riassumendo: 
  • si controllano o si valutano le componenti che determinano la prestazione sportiva specifica e, se non si conoscono si controllano e si valutano quelle che si allenano;
  • l’interpretazione, quindi, degli effetti ha bisogno della conoscenza del carico di lavoro e dei contenuti dell’allenamento;
  • il tipo di controllo o valutazione dipende dalla necessità (e dalla volontà) di avere misure integrate o analitiche delle singole componenti fisiche e/o fisiologiche e/o tecniche;
  • nell’interpretazione ricordarsi sempre dell’errore della misura (ovvero della possibile variabilità del dato che si sta raccogliendo);
  • ma, soprattutto, la scelta finale è dell’allenatore.

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